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---------------------------GENNAIO---------------------------------------

MANTRA:

MANTRA "You cannot be lonely if you like the person you are alone with" (Wayne Dyer)

-----------------------------

INTUIZIONE:

Una persona con cui poter aprirsi sempre o più persone con cui aprirsi in modi diversi a sprazzi. Fate come volete, ma non chiudetevi mai per troppo tempo.

-----------------------------

AZIONE:

Per restare in ascolto delle anime, iniziare da esercizi banali di riconoscimento di rumori di oggetti, suoni della natura, e così via.

------------------------------

MUSICA:

Blur "All the people- Live at the Hyde Park" / Marianne Faithfull "Broken English" / Tom Waits "Glitter and doom Live"

-----------------------------------

SPESA:

Arance, insalata e mirtilli per fare una bella insalata di arance e mirtilli (sembra tautologico ma è invece solo insistente in modo salutare). Verdura: barbabietola, broccolo, carciofo, cardo, catalogna, zucca. Frutta: actinidia (kiwi), arancio, mandarino, mandarancio, limone, pompelmo, mela, pera, frutta secca. Pesci: spigola, sogliola.


 

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Arte Marziale
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18 novembre 2009

Isometrica (II)

Questo è un post pratico.

Nel senso, bando alle ciance.

Post fattivo.

Ricordo alcuni principi delle contrazioni isometrici che valgono come coordinate durante l'esecuzione:


  • Abbigliamento: quel che vi pare.

  • Contrazione per una durata da 6 a 15 secondi;

  • Pensate agli esercizi come movimenti frenati;

  • Prendetevi da 30 a 60 secondi di riposo tra una contrazione e l'altra.


Vi sembreranno molto semplici.

Lo sono.

Ma richiedono concentrazione. E dovete star concentrati.

Altro fattore fondamentale è la respirazione. Verrà da andare in apnea (sospendere la respirazione) durante la contrazione. Non fatelo. Al contrario, espirate e cercate di rilassare il tutto.


Pensate alla contrazione isometrica come a un ossimoro.

Da fuori non c'è movimento. Dentro, fate molto.

Ossimoro dinamico solo apparentementemente statico.

Buon.


Primi cinque esercizi:


Pressione a braccia piegate

Mani unite davanti al petto. Premerle.


Braccia piegate e scostate

Intrecciare le mani davanti al petto. Cercate di scostarle.


Rafforzamento delle dita

Allargare le dita e i pollici e premerli su un piano del tavolo.


Girare la testa

Il palmo della mano destra contro la tempia destra. Bloccare il tentativo di girare la testa verso destra. Ripetere dalla parte sinistra.


Mani strette contro la testa

Intrecciate le mani sulla parte posteriore della testa. Premete la testa all'indietro e premete le mani in avanti.



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12 novembre 2009

Yi jing (I ching)



L'I ching è essenzialmente un testo oracolare. 

Mette le persone in grado di addentrarsi nelle cose che cambiano, di leggere i processi che operano nel mondo. Il mondo, se così vogliamo chiamarlo, o la realtà, se preferite, è in continua mutazione. Anche per questo l'I ching viene chiamato “Il Libro dei Mutamenti”.

Attraverso l'I ching si segue meglio questo stato mutante perpetuo al fine di decidere in che modo condurre le nostre attività assecondando, per quanto possibile, lo svolgersi di questi processi.

Le fondamenta di questa delicata costruzione fatta di immagini (l'I ching è pieno di momenti evocativi, 64 esagrammi che parlano) poggiano sull'idea che noi stiamo nel visibile ma possiamo scegliere e vivere affidandoci, se vogliamo, alla comprensione dell'invisibile degli antichi dei.

Da sempre, la persona che me lo fa, lo legge nella vecchia edizione che odora di viaggio; fu comprata da un caro amico che non c'è più. E' in lingua inglese. Cercai un'edizione che avesse l'introduzione di Carl Gustav Jung alla traduzione tedesca di Wilhelm del 1924. Ne trovai una in una biblioteca, ma non potevo prenderla in prestito. Riprenderò la ricerca e appena ne avrò la possibilità, lo comprerò, ma senza affrettare, perché queste cose ti devono anche un po' capitare. Non può essere un testo plastificato qualsiasi che compri impacchettato e nuovo nuovo. E uno di quei libri che, se avrò mai, sarà coronato dalla storia di chi me lo ha dato o del quando lo ho comprato e dove.

Mi meraviglio di come questo testo sia in “Occidente” molto più conosciuto di altri classici della letteratura cinese. E pensare che si regge su una serie di principi che, in quanto riconducibili allo yin e allo yang, non son proprio immediati per noi cresciuti a pane e concetti.

Nel prossimo post dedicato all'I ching approfondiremo, sempre a grandissime linee, proprio i momenti che compongono l'I ching, gli esagrammi, le immagini, l'uso delle monete.


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permalink | inviato da Kalix il 12/11/2009 alle 7:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa

9 novembre 2009

Bruce Lee e la ginnastica isometrica



L'ortopedico, chiaramente: "La ripresa degli allenamenti slitta a dopo Natale."
Mi fisso con la testa tra "slitta" e "Natale", e, per non pensare a quel che mi ha detto, ché altrimenti mi vengono gli occhi lucidi. Lo immagino a bofonchiare tra le renne.
Parliamo un po'.
E' un tipo alto e simpatico, con un codino di capelli bianchi e neri.
Paffutello in volto, non grasso, robusto, di quegli uomini dalla struttura solida, che han dita grassocce, ma arti possenti, non flaccidi. 

"Un po' di isometrica, babe." mi dice sorridendo, con le grosse manone sul ginocchio buono.

E che isometrica sia, alors, nel frattempo.
Esco dall'ambulatorio ripensando a Bruce Lee.

Scambiato per star hollywoodiana muscoli e puah pam pam yattaaaa,
Bruce Lee era laureato in filosofia, era un poeta, sapeva usare la penna come il corpo.

"Il tao del dragone" mi è stato regalato da un pugile qualche tempo fa. Consiglio la lettura.
Vivamente.

Quando mi è stato regalato quel libro che amo, già un po' conoscevo la vita, le poesie e qualche pensiero che mi aveva segnato la pelle parecchio.
Avevo già visto almeno 6 volte "Dragon", film a lui dedicato e ispirato agli scritti della moglie.

Bruce Lee integrava i suoi allenamenti con la ginnastica isometrica. Incominciò a praticarla con una certa regolarità intorno agli anni Sessanta. Lo introdusse Bob Hoffman, allenatore di campioni di sollevamento pesi.
Andiamo al cuore dell'isometrica: 

FORZA = QUALITA' del LAVORO FISICO

Per FORZA si intende:

  1. RESISTENZA
  2. COORDINAZIONE
  3. CONTROLLO
  4. EQUILIBRIO
  5. SENSO DELLO SPAZIO E DELLA DISTANZA

Costruire la forza significa puntare a tutti questi obiettivi con una sola freccetta.
Questa freccetta è il corpo e l'interiorità. Corpanima, potrei dire.
Gli esercizi isometrici essenzialmente sono delle contrazioni.
Il sodo del singolo esercizio sta tra l'inizio e il rilascio.
Nel mezzo.
In quei pochi secondi di tensione.

Primi accorgimenti tecnici:

- Nella contrazione isometrica, la resistenza viene applicata con la massima forza dai 6 ai 12 secondi;
- Non farne troppi. Una ripetizione di 8 esercizi è sufficiente;
- Vanno fatti con IMPEGNO. Massimo, sommo, sacro;
- Non riposare troppo tra esercizio ed esercizio;
- Registrare i progressi, vedersi in fieri.


Il corpo come un arco.
Lo si tende, lo si tiene, lo si rilascia.






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permalink | inviato da Kalix il 9/11/2009 alle 19:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

6 novembre 2009

Smottamenti e Smontamenti

A livello personale, è una fase molto interessante.

Di base, per due motivi:

1- Sono bloccata con tutore. Causa: caduta dal motorino.

2- Sto leggendo un libro che stravolge molte delle cose che credevo di sapere sul taoismo.


Dettagli su 1:

Ferita molto brutta, resterà una cicatrice eloquente.

Immobilità mi porta a pensare, sognare il movimento, scrivere.

I primi giorni decelerare è stato terribile. Ora che stavo entrando con molto di me nella forma 108 tradizionale Yang. Ora che non chiudevo più gli occhi o inarcavo la schiena per la paura nel momento dello scontro durante gli allenamenti del Karate. Paura di prender peso, paura di perder tono muscolare, paura di perdere cose da vedere intorno. Paure, insomma.

Non posso meditare a fiore di loto. Ma la cosa buffa è che mi trovo a farlo quando meno me lo aspetto. Spesso con la gamba in aria, altrimenti si gonfia il piede.

A breve dovrei togliere il tutore. Oltre alla ferita c'è una fratturina dell'epifisi del perone. Sogno di nuotare, fare tai chi in acqua. Anche di andare a correre. Sogno anche il Tenente Aldo dell'ultimo film di Tarantino ma questa è un'altra storia. ;)

Di tanto in tanto ballicchio Bach, Madonna o i Black Eyed Peas o quello che capita su una stampella.

Sto scrivendo molto.

Provo forme di respirazione. La gamba, guardacaso, è la destra. Svilupperò forse finalmente la sinistra.

Spero di tornare ad allenarmi seriamente intorno al Natale, perlomeno quando arriva Chen Bing. Ma non voglio forzare nulla. See, par evero, me 'sto a mmorì. No però ok da persona seria (?), meglio riprender dolcemente.


Dettagli su 2:

Il libro in questione è "Il Taoismo - Una tradizione Ininterrotta" edito dalla Ubaldini Editore, Roma. (Quelle edizioni in deliziosa sovracopertina celestino chiaro).

Smonta la visione tradizionale del taoismo. Sottolinea il fatto che gli specialisti spesso parlano di Taoismo in termini generali, ma, in realtà quel che dicono sul Taoismo si riferisce esclusivamente a una serie di pensatori e praticanti vissuti tra la Dinastia Han e quella T'ang (200 d.C. ---> 600 d.C.). Che anche l'idea di suddivisione tra pensatori, praticanti, membri di comunità e letterati, va rivista.

Vi tengo informati nel frattempo, a chi di voi fregasse qualcosa.

Fa sorridere in certi momenti (per esempio non avevo idea che qualcuno avesse inventato il Tao di Winnie The Pooh o il Tao di Elvis), fa riflettere in altri.

Sì, belli miei, perché pare che anche in questo caso si sia verificato quello strano fenomeno del parlare di qualcosa senza resistere alla tentazione di "colonizzarlo". Pare che l'idea del Taoismo sfornata finora risponda molto a un profilo che ha a che fare con la NOSTRA idea, voglia, deformazione di vederlo come una cosa che fa bene, una cosa che c'entra con l'essere inglobati e devoti alla natura. Noi civilizzati e sfiniti, sfiancati.

Ma, vi dirò meglio, lettura in fieri.


Dettaglio su un 3 non precedentemente menzionato:

Sto ancora cercando di armonizzare il mio maschile e femminile, ma pare che sia una roba per cui avrò ancora un po' da fare, diciamo per un buon oltrevita.


Per ora vi lascio con un'immagine ispirata al Qi Gong che stavo approfondendo prima di farmi male.


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5 agosto 2009

Le cose le devi toccare



Un ragazzo saggio che forse diventerà un bravo maestro, un giorno -avevamo appena fatto il tui shou insieme- mi ha detto: "I maestri li devi toccare per renderti conto."
Toccare Chen Bing è come sentire una nuvola densa, una corpulenta leggerezza, un chiaro di Luna eploso tra fiamme fatte di vento.
I maestri li devi toccare, per renderti conto.
La sensazione che vuoi ma che non sai di cercare la trovi spalmata in aria e se sai e vuoi prenderla si trasferisce sui tuoi pori.
I maestri veri puoi anche non pensarli maestri, qualcosa di più o meno, come vuoi.
Se poi si scorre lungo le stesse corde del cuore.
Se poi si nuota in un codice non definito, ma che si costruisce volta per volta.
Le cose le devi toccare.
Quando le conosci per questa via, va a finire che le inglobi e dopo fanno parte di te.
Come quando la musica va in endovena.
Come quando mangi.
Come quando la tua saliva sta nella mia.

15 luglio 2009

Riflessioni sull'insegnare tai chi chuan



Si impara molto a stare con i principianti. E ripenso a quando ero principiante io, col cuore in gola e i mille blocchi dentro la mente e il fisico. Non ci ripenso spesso, ma quando lo faccio mi invade la sensazione tutta. A stare coi very beginners capisci cosa devi approfondire tu e fino a che punto puoi o non puoi spingerti. Capisci anche cosa risuona meglio e cosa peggio. Capisci il confine tra la pelle e il resto.

Poi è ovvio che si accende qualcosa quando trovi qualcuno che sta da quella parte ma sente - a livello di sensazione profonda- come fosse dall'altra, e allora le barriere tra una parte e l'altra, maestria e discenza, si annullano subito.

A inizio lezione ti capita di notare subito le spalle, il corpo, la postura delle anche, e quel fisico non lo giudichi ma provi a sentirlo nelle vibrazioni. A volte questo non è possibile, altre volte invece lo si può fare eccome, senza averlo previsto. Ne esce allora una sorpresa splendida.

Altre volte, l'unico modo per rompere molti dei filtri che abbiamo noi occidentali è sudare, farli sudare. Me ne accorgo quando sudo anche io, che tutto dopo è più fluido.

Vivo ancora con l'idea che un giorno io possa smettere di preoccuparmi così tanto della sopravvivenza economica per potermi dare a quello cui mi so dare. La parola e il movimento. Nella mia vita è entrata subito la prima, poi il secondo. Ora non so stare senza entrambi.
E non voglio né credo riuscirò mai a stare del tutto in questa realtà che conta i clic e gli accessi.
Ho come una forte difficoltà a  camminare per le strade di metropoli in cui vieni travolta dalla misura netta della decadenza e assalita dalla ferocia del cieco compracompra.





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10 marzo 2009

Corpaese

I taoisti dicono : "Il corpo dell'uomo è fatto a immagine di un paese".
Dentro ci trovavano montagne, fiumi, stagni, sentieri.
E barriere. E case. E signori che ad amministrare.
Anche la medicina cinese abbraccia questa visione.

Dallo Huang-ti  nei-ching su-wen 8, p. 1a-b * :

"Il cuore ha la funzione di principe e governa attrraverso lo shen; i polmoni sono i suoi funzionari di collegamento e promulgano le norme; il fegato è un generale e inventa stratagemmi..."



A me fa venire in mente molte cose.
La prima?...
Quando traducevo Menenio Agrippa  (conflitto tra Patrizi e Plebei a Roma).
Poi: "Siamo fatti cosììììì /siamo proprio fatti cosìììììì / viaggia insieme a noooi / attraversooo il cooorpo umaaaano"...


*il titolo del testo normalmente viene tradotto con l'espressione:  "Le Domande Semplici dell'Imperatore Giallo". E' una ricchissima opera, direi fondamentale, di teoria medica antica cinese.

4 marzo 2009

Psychè



Pare proprio che la cura abbia a che fare col frequentare il proprio paese interiore.
Pare proprio che il mangiare regoli l'energia, come il respirare.
Domattina, camminando, osservatevi il respiro.
E pensate che siete voi.




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15 settembre 2008

Making love with the air

There was something absolutely perfect in that moment.



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23 luglio 2008

Marziale ed artistico

 

Penso che l’arte marziale sia molto come le cose che si sedimentano, ma non per questo smettono di scivolare. Mi viene in mente il danzatore che per la danza ha la passione.
Ha lo schema- “schema” ho la sensazione sia profondamente sbagliato,
ma suggerisce l’idea di fondo-dicevo ha schema nella mente;
la coreografia da eseguire è sedimentata nella sua mente, ma fluisce nei gesti e non è raro che in scena prenda altre forme.
Durante la pratica o in sogno, certe volte la sensazione è quella di avere un oceano dentro, fatto di seta e lampi.

La seta da nera si fa rossa e blu in fondo.

I lampi conducono i movimenti ed i gesti diventano la poesia che vedo in ogni forma del Tai Chi.

Chi è devoto alle meraviglie del mondo può anche leggere questa frase come la poesia che è in ogni forma del mondo.

Poi la poesia può anche essere cruda e sanguinolenta, insonne e critica, come il mondo, che spesso puzza e non viene- per fortuna e con sofferenza-naturale adeguarsi a quel tanfo.


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7 giugno 2008

Armi bianche 2




C'è una cosa dell'essere iniziati alla spada che fa leva su realtà vissute sin da quando si è stati piccoli, io credo. In me, per esempio, è sempre stata viva una dimensione della fisicità che, a un certo punto, mal si coniugava con lo stare solo ed esclusivamente sui libri. E il Tai chi c'entra con tutto questo. La spada affila questo sentire, perlomeno in me. Rende puntuale la direzione.
E ti fa capire che quel tutto che uno ripone nell'arma in realtà è nulla. Che la mano che controlla è la spada più non direi potente, non direi pericolosa, ma efficace. Sì, efficace.


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7 giugno 2008

Armi Bianche

 


La prima volta che ho preso in mano una spada ho capito che c’era qualcosa di difficile da controllare che non era nella spada, tutt’altro. Da come si mettono le dita che non sono impegnate nell’impugnatura, da ciò ho avuto la conferma che quanto di più temibile non sta fuori, ma nelle parti di noi che mettiamo sotto il letto, sotto il tappeto, perché prendere coscienza di quelle significa entrare in crisi. Ho delle difficoltà con le persone che fanno di tutto per risparmiarsi le crisi e quindi le crescite. Sto studiando la spada da sola, perché qualsiasi cammino inizia con il piede che lascia il passo all’altro, parafrasando un famoso detto taoista.




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7 giugno 2008

Pensare in termini di ciclo

 

Spazio e Tempo sono dentro alla realtà, non hanno la valenza delle astrazioni. Allo stesso modo, la nozione di Tao oltrepassa la categoria occidentale di Sostanza o di Forza. Le parole di Grenier saranno senz’altro più efficaci:

“Le Tao, c’est une force cosmique, vitale, spiritelle tout à la fois, et les sages chinois divergeaient seulement sur la manière de l’appliquer; garde-t-il encore ce sens panthèistique avec le Tao-te-king?[1] Granet l’affirme, qui traduit le titre non pas prècisèment par <<Le Livre de la Voie et de la Vertu>>, mais par <<le livre concernant le Principe de l’Efficace>> sous ses deux fromes primordiales: Tao, Efficace concentré, d’aspect plus matèriel (Yang), te, efficace dilué (Yin).”[2]

Il Tao ha risonanza cosmica, vitale, spirituale. I saggi cinesi, spiega Grenier, divergono solamente in merito alla maniera in cui esso va applicato. Principio, Efficacia che agisce attraverso due forme primordiali. Si tratta dello Yin e dello Yang, che non hanno valore di creazioni dottrinali e non possono essere spiegate prendendo in prestito il linguaggio dei filosofi occidentali. Sono emblemi attivi che governano il tutto. La tradizione cinese fa risalire la concezione dello Yin e dello Yang ai primi astronomi; appaiono come simboli di un calendario la cui storia può essere seguita a partire dal III Sec. a. C.[3] Presenti anche nell’opuscolo di arte divinatoria attribuito a Confucio (V sec. a.C.), oggi datato al IV-III a.C.[4], si ritrovano soprattutto nei trattati di teoria musicale, dove predomina il tema dell’azione concertante dello Yin e dello Yang. Impiegati sin dal V secolo da teorici di orientamenti anche molto diversi, l’uso largo delle due concezioni ne indica la vastità, la grandezza.

Dalla lettura della principali opere taoiste, il Lie tseu, il Tchouang tseu e il Lao tseu o Tao-tö king (Libro del Tao-tö), se ne intuisce, non si afferra, si tocca, non si possiede, il senso di questi aspetti antitetici e concreti del tempo, concreti ed antitetici dello spazio.

“<<Una (volta) yin, una (volta) yang (yi Yin yi Yang), questo è il Tao!>>, scrive lo Hi ts’eu.”[5]



[1] J. Grenier fa riferimento al Tao-tö king (Libro del Tao-tö).

[2] J. Grenier, L’esprit du Tao, Flammarion, France, 1973, p. 13.

[3] Il trattato è lo Yue ling, inserito nel Li ki [nella trad. di S. Couvreur , Ho-kien-fou, 1899, I, pp. 330 sgg.].

[4] E’ lo Hi ts’eu, appendice al manuale divinatorio Yi king [in J. Legge, pp.348 sgg.].

[5] Si veda nota 4.


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7 giugno 2008

Citazione importante

 

Le Tao est une force cosmique irrésistible et déterminante.

Il semble paradoxal d’y faire pénétrer, ne fût-ce que par une fissure, une puissance personnelle.

Jean Grenier, L’esprit du Tao




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7 giugno 2008

La parola e l'ide(a)ogramma

 

Se la parola è per i Cinesi evocativa in senso assoluto, l’emblema supremo, quello che evoca il Totale è il Tao. Nozione alquanto oscura, di incerta cronologia e potentissimo valore, è attraverso il passaggio nella nozione di Tao che si penetra lo spirito della via taoista, sebbene, nel procedere al tentativo, si debba sempre considerare che

“L’usanza di chiamare Taoisti o seguaci del Tao i sostenitori di una dottrina considerata ben definita porterebbe a credere che la nozione di Tao appartenga a una Scuola determinata. Io credo di doverla ricondurre all’ambito del pensiero comune. Tutti gli autori, i Taoisti come gli altri, usano il termine tao per indicare un complesso di idee che restano molto vicine, anche in sistemi di orientamento piuttosto diverso.”[1]

[1] M. Granet, La pensée chinoise, La Renaissance du Livre, Paris, 1934 [ed. it.: Il pensiero cinese, trad. di Giorgio R. Cardona, Adelphi Edizioni, Milano, 1971, p.6]



[1] M. Granet, Pens. Cin., p. 225.


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